“Oltre” ai Mercatini di Natale.

“Oltre” ai Mercatini di Natale.


L’automobile scivola silenziosa sull’asfalto perfetto del pur vecchio, tortuoso tracciato che collega Bolzano a Merano; dopo i 350 km di autostrada, corsi quasi incessantemente a velocità sostenuta, il mezzo sembra rilassarsi nel paesaggio ormai tirolese che le scorre accanto. Una volta usciti dalla superstrada congestionata, ritrovo le vecchie curve che percorrevo fuggendo in licenza verso casa, salvo poi ripercorrerle 36 ore dopo in senso opposto: a quei tempi però l’auto non era così confortevolmente grande e silenziosa bensì piccola, rumorosa e nervosamente cattiva, un’auto giovane come lo ero io più di 45 anni fa, e la superstrada era solo su qualche scartafaccio in Provincia. Torniamo qui presso amici diventati fraterni, in posti che sento miei per averci passato una parte importante della vita, con l’intenzione di controllare quanto del battage mediatico sia veritiero riguardo ai Mercatini di Natale sul Passirio. Chiedo a Maria se le potesse far piacere un caffè e ci fermiamo in un piccolo Bar prima di Sinigo, minuto borgo dell’hinterland meranese dove dormiremo per i prossimi giorni. Una volta entrati, cerco nei resti dei miei neuroni le parole in dialetto che servono per non essere mandati a stendere; il barista mi risponde in perfetto italiano dall’accento marcatamente teutonico e scopro che, allora, riesco ancora a farmi capire col mio tedesco dall’accento marcatamente italiano. Ci sorridiamo a vicenda. È il cinque di dicembre ed il gestore chiede, con fare confidenziale: “afete inkontrato i Tiafoli”? … “Diavoli? .. no … perché?” … “ah, loro cià fenuti qvi a fare kasino…” Eccomi tornato! … I KRAMPOS! li avevo scordati! In realtà li conoscevo solo di fama anche ai tempi. Si tratta di una antichissima usanza per la quale, nei giorni di San Nicola (5-6 dicembre), da queste parti ci si veste di pellicce e si indossano maschere lignee orribili per celebrare la vittoria del bene sul male da parte di S.NIKOLAUS. Nikolaus und Krampos appunto. Quest’ultimi scorrazzano per le cittadine facendo piccoli e grandi dispetti e spaventano i più piccoli per indurli a comportarsi bene. Sorridiamo, quasi con sufficienza ma, pagato il conto e ringraziato per l’avvertimento, usciamo dal bar con una certa aria di disinvolta preoccupazione. Una volta risaliti in auto, ci crogioliamo in una falsa sensazione di sicurezza; solo fino al successivo semaforo della strada deserta. A lato strada un’improvvisa, pelosa e rumorosissima compagine di mostri cornuti invade la corsia e circonda urlante l’auto. Uno di loro porta una pesante catena con ad un estremo una palla di ferro lucida che fa roteare sopra la testa ed alla nostra auto. Battono le mani sul cofano. Scrollano l’auto. Spendo il mio più stentoreo sorriso ed agito la manina in segno di saluto: urla ed altre catene mi rispondono. Finalmente un verde liberatorio si palesa dal semaforo ed accenno a muovermi. Un nuovo agghiacciante rumore segue i miei primi metri… stanno ridendo. Ridono a crepapelle. Ridiamo ora anche noi, nervosamente però. Srotoliamo gli ultimi tre chilometri fino alla nostra temporanea magione per un cambio abito, più adatto ad una passeggiata montana nella sera incipiente, ed andiamo a Merano per parcheggiare sotto Piazza Terme; il fatto di seppellirci nel sottosuolo ci consente di farci travolgere dalla meraviglia emergendo dagli ascensori. Uno spettacolare patinoire, colmo di gente sorridente accompagnata da dolce musica, è avvolto da un vero bosco di abeti addobbati sotto i quali si annidano numerose casette di legno che offrono sia ristoro che oggettistica, il tutto rigorosamente in clima natalizio. Il profumo della cannella si mischia a quello della birra e del legno. E siamo ancora solamente al di qua del ribollente Passirio: dalla sua sponda sinistra, parte un antico ponte in ferro che ci trasferisce sul lato opposto, non prima di aver scattato alcune foto del gioco di luci che si riflette sull’acqua e che indica inequivocabilmente ove sia il vero centro pulsante dei Mercatini. Sulla passeggiata di destra file ininterrotte di casette in legno attira amabilmente i passanti. Vin Brulè, BratWurst, Pretzel salati rendono l’aria spessa. Pochi metri più in là vince una bancarella di profumi esotici, unitamente ad un meraviglioso sentore di resina che proviene dallo stand vicino di statuette lignee. Gli occhi si ubriacano di migliaia di palline di vetro della più squisita fattura, sia trasparenti che colorate, affiancate a Babbo Natale di ogni statura, soldatini di legno, candele profumate. Una allegoria meravigliosa che giustifica pienamente il viaggio e che mi fa rimpiangere il fatto di non averla mai apprezzata nella mia precedente vita sudtirolese. Nel frattempo, notiamo crocchi di persone che si assiepano sulla passeggiata; non possiamo non notare la presenza della Polizia Locale, nelle loro tute riflettenti. Con un poco della morbosità umana per i fattacci, cerchiamo di avvicinarci per curiosare e capiamo subito il perché! Orrendi mostri con occhi infuocati e corna minacciose vagano tra le bancarelle, con ululati lugubri… di nuovo i Krampos, questa volta spaventosamente realistici, che concedono volentieri selfies a chiunque della calca. Rinunciamo a cenare perché abbiamo spizzicato ovunque ed abbiamo anche assaggiato qualche vinello caldo, stretti nell’abbraccio di vecchi e mai dimenticati amici. Come nell’usanza del posto, andiamo a dormire presto e, all’indomani, torniamo sulla vecchia strada che porta alle sorgenti dell’Adige. Saliamo fino a Spondigna, ove incontriamo alla stazione il vecchio amico Reiner, soldato del mio battaglione e proprietario dell’Albergo, ormai chiuso da anni, presso il quale noi abbiamo però sempre riservata una stanza. Ci abbracciamo commossi per il consueto quarto d’ora, coi lacrimoni, e poi ci dirigiamo spediti verso Stilfs (Stelvio), il paese ove si dice che le galline le tengano legate con la corda, vista la pendenza, e dove si cammina di casa in casa passando dai tetti. Il famoso passo alpino che lo sovrasta deve a lui il proprio nome. Parcheggiamo ad un paio di chilometri dal centro, ultimi di una lunga colonna, destinata ad allungarsi, di auto abbandonate ovunque. Camminiamo spediti, guidati da Rainer Waldner e, mentre ci avviciniamo, comincio a riconoscere i pendii, peraltro già innevati, dai quali scesi quasi mezzo secolo fa con i miei muli durante il “campo invernale”. Giungiamo in centro e ci sistemiamo proprio dove il bosco scivola nei vicoli, in attesa dell’evento. Quale? I KLOSN! In pratica una versione unica della ricorrenza di S.Nikolaus und Krampos, riconosciuta da UNESCO per supporto a progetti culturali. Lentamente, scendono verso di noi suoni di campanacci agitati con veemenza, ricordando il terrore suscitato dai Turchi di Solimano il Magnifico con tamburi e piatti durante l’assedio di Vienna. La cacofonia aumenta velocemente, preceduta da scorribande di veri atleti (i diavoli), vestiti di nero con lingue e coda rossi e piccole corna, che corrono su e giù per il paese fustigando con rami di salice ogni passante, senza riguardo alcuno. Nel frattempo, i primi Klosn appaiono al limitare dell’abetaia, con vestiti di strisce di stracci coloratissimi ed impressionanti maschere demoniache di spesso legno. Portano alla cintura cinque o sei enormi campanacci da mucca che agitano furiosamente e scendono in processione, scortando proprio S.Nikolaus e la sua corte di prelati che distribuiscono mandarini e arachidi alla folla. Appena giunti per le vie del borgo, alle angherie dei “diavoli” dobbiamo aggiungere i dispetti degli “asini” (Esel), che precedono e seguono il corteo distribuendo feroci pizzicotti a tutti gli spettatori. Al culmine pulsante del corteo, diavoli, asini e Klosn tentano di rapire ragazze inermi, respingendo a frustino e “morsi” tutti gli uomini, difesi a malapena da Alpen Jaeger in rigoroso costume ottocentesco, in un carnevalesco cacofonico inferno di ruggiti, grida e suono di catene. Stupendo. E, purtroppo, anche poco conosciuto spettacolo, che simboleggia la vittoria del bene (S.Nikolaus) sul male (Demoni Klosn che, appunto, seguono il santo in catene), coadiuvati da spiriti dispettosi del bene (Esel e diavoli). Con gli occhi pieni di magia, scendiamo nell’incipiente imbrunire verso la cittadina medievale tutta cinta da mura di Glurns (Glorenza), ove ci aggiriamo, io nostalgico, tra gli stretti vicoli secolari che ospitano piccoli ristori all’aperto con stufe a legna sotto i tavolini che tengono caldi gli avventori. Le bancarelle offrono prodotti tipici di artigianato locale e favolosi dolci quali il SchneeMilk tipico della Val Venosta (una spuma di latte montato a panna con pane raffermo, uvetta, cannella e aromi) oppure piccoli pretzel con speck e cipolle che Reiner provvede a procurarci in quantità. Rifiuto il vino sincero, dovendo tornare a Merano guidando (ed il mio amico tirolese mi prende ancora una volta in giro, chiamandomi Muli Leutnant – il tenente/mulo – oppure Muli Offiziel – perchè dice che sono l’unico Alpino astemio che conosce…) e poi ci si saluta. Ancora abbracci e la solita discussione su chi deve tenere gli Hirschwurst (salamini di cervo buonissimi) fatti dai cacciatori di Stilfs e comprati „a braccio“. Guido piano ora, scendendo da Sluderno verso Silandro, con uno sguardo al famoso Col di Tarces (ricordate la canzone “Generale” di De Gregori? Beh, la collina di cui parla è questa e fa riferimento al suo servizio militare a Malles) e mi sembra ci sia un poco di nebbia … o forse altro mi vela gli occhi. Alla sera andiamo a cena con amici alla Forst di Lagundo, un vecchio castello stupendo dove impera l’omonima birra e lo stinco di maiale. Poi a nanna, perché domattina ci si alza presto! Saliamo a Merano 2000, in mezzo a sciatori e scarpinatori felici, ma Maria ed io puntiamo decisi a due splendide sdraio in legno e lasciamo ai nostri amici i piaceri sportivi. Le lamine dei nostri sci si sono consumate abbastanza su queste piste. Il clima è meraviglioso ed il paesaggio non è da meno. Facciamo, controvoglia una passeggiata fino alla più vicina Stube ed organizziamo il tavolo all’aperto in attesa degli altri, che arrivano puntuali per un pranzo all’aperto sulla terrazza lignea che domina le piste; uova con speck, patate e formaggio, birretta e immancabile strudel caldo col gelato. Nel pomeriggio scendiamo prima dell’imbrunire, per correre al castello di Trauttmansdorff, sede delle vacanze estive dell’imperatrice Sissy; nei giardini, ora orto botanico, si tiene una particolare kermesse fatta di luci e suoni a tema geografico. LuMagica appunto. Bisogna vederla dopo il tramonto e sorprende per cromaticità e luminescenze esperte. La cena ci attende all’interno di una vecchia roulotte americana (di quelle giganti e cromate) a Marlengo, in un locale molto particolare con tavoli riscaldati all’aperto, piccoli gazebo in vetro ed una roulotte, appunto. Si tratta dell’Happm Pappm, che offre delizie tirolesi servite in stile Road 66. Parrebbe anacronistico ma, vi assicuriamo, l’esperienza vale! Torniamo a casa stanchi ed ancora una volta soddisfatti. Una veloce scappata in centro la mattina successiva per un poco di shopping compulsivo, in una Merano dai portici strapieni di gente, dai negozi rilucenti, con le caratteristiche ape-car che vendono wurstel “meraner”, manco a dirlo, con una spruzzata di curry e senape e ketchup a volontà. Ora è tempo di tornare all’autostrada e dirigerci verso casa: strano pensare di tornarci quando si sente anche di lasciarne una qui.


Renato Ferraris
Author: Renato Ferraris

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