Giovanni Tìberi

“Sierra Zulu Cinque Quebec da Uno Lima Juliett Sei, se mi sentite rispondete passo”. Quella voce tonante che dal vallone di Orgere arrivava sino a La Thuile anche senza radio, non la sentiremo più.
Giovanni Tìberi, il gigante buono, con cui ho condiviso l’appartamento a Monguelfo, è andato avanti. L’ho cercato per tanto tempo, per rivederlo a L’Aquila, ma non rispondeva al vecchio recapito. Ho trovato un G. Tiberi di 91 anni, che mi ha risposto che c’era un’altro Tìberi, ma che era morto e non mi sapeva dire se era stato Alpino. Purtroppo tramite la segreteria della sezione Abruzzi ho avuto la conferma: è morto sotto un trattore lo scorso Agosto. Lo vidi l’ultima volta a marzo 81 al Tribunale Militare di Verona, per un processo. Di lui conservo le foto, tra cui quella che allego, in vetta alla Cima di Fanis Sud, nelle Dolomiti d’Ampezzo, pochi giorni prima del congedo (Fabrizio Dalla Riva).
Pur se non l’ho più visto, è sempre una scheggia di me che se ne va. Signora delle Cime accoglilo tu (Maurizio Salviato).
Sono molto amareggiato. Se ne vanno sempre i migliori e con loro va via anche un pezzo di noi. Era la mia spalla al battaglione Trento, sempre disponibile e rispettoso degli altri. Un vero ufficiale degli alpini (Corrado Bertolin).
Sono molto dispiaciuto di questa notizia. Lo ricordo alla SMALP, sempre forte come tutti gli Alpini d’Abruzzo (Pierluigi Oberto).
Spero ci prepari un tavolo da Papà Marcel lassù… (Renato Ferraris).
Mi ricordo che si arrabbiava sempre perchè sbagliavamo l’accento sul nome. Peccato, era un omone buono (Glauco Gadotti).
Ora scalerà le bianche cime in cielo e si ristorerà con un frizzantino da papà Marcel (Beppe Campagnaro).
Mi dispiace tantissimo (Mauro Zen).
Chi, Giovanni il rugbista? Io me lo ricordo bene il Giovannone. Era Trasmettitore come me. Mi dispiace veramente. Fai tante mete lassù caro Giovanni (Claudio Volontè).
Che brutta notizia; mi ricordo che mi regalò una maglia della nazionale di rugby (Renato Ambrosi).
Si ritroverà con il Turco altro gigante buono ! (Nereo Grusovin).
Mi dispiace (Antonio Monzillo).
Un saluto al commilitone e al rugbysta, un pensiero a Giovanni (Fabrizio Rueca).
Leggo solo ora… un grande dispiacere. Tìberi si faceva chiamare, con l’accento sulla prima “i”. Compagno di camerata, come me trasmettitore con Volonté, Tarditi e Capoferri… Grande gigante buono… (Luigi Sarogni).

Cima Fanis Sud: da destra, Giovanni Tìberi e Fabrizio Dalla Riva
Tornimparte, si ribalta col trattore e viene trovato morto nel bosco
(Dal sito: http://www.ilcentro.it)
La vittima aveva 55 anni, stava recuperando la legna in una zona impervia di montagna. Non dava notizie da alcune ore, per cercarlo si è mobilitato l’intero paese.
di Marianna Gianforte – 07 luglio 2014
TORNIMPARTE. Quando ha cominciato a diffondersi la voce che di Giovanni Tìberi non si avevano notizie da ore – lui sempre così pronto a rispondere al telefono – prima alla spicciolata, poi come un grande corpo unico, mezzo paese ha cominciato a mobilitarsi verso la montagna.
Ma lo hanno ritrovato gli uomini della Forestale alle nove di sera schiacciato sotto al peso del suo piccolo trattore carico di legna, con la barra di ferro – quella che separa la parte della guida dal corpo del mezzo agricolo – proprio sulla schiena, lasciandolo senza scampo in mezzo al bosco di San Giovanni, oltre la fonte del Puzzillo, andando verso la località nota come Cerasolo. Una delle località più amate e frequentate dai tornimpartesi e non solo.
Così se n’è andato Giovanni Tìberi «de Tiberò», 55 anni, padre di Claudia, 27 anni ed Elena, di 24, facendo quello che faceva da giovanissimo, andare in cerca di legna, una delle sue attività oltre al lavoro di autista dell’Ama (l’Azienda per la mobilità aquilana). A ritrovarlo, dopo circa sei ore di ricerche per terra e per cielo con l’elicottero della Forestale, è stata una squadra di uomini guidata dall’ispettore capo della Stazione di Tornimparte della Forestale, Domenico De Paolis, accompagnato anche da un medico del posto. Ma fino all’ultimo istante tutti in paese hanno sperato di rivederlo scendere vivo. A dare l’allarme la moglie Cristina, che non vedendolo rientrare si è preoccupata. I soccorsi – sul posto, oltre alla Forestale, sono arrivati sin dal pomeriggio anche i vigili del fuoco e il soccorso alpino della Finanza – hanno cominciato subito a setacciare la zona, assolutamente isolata dal punto di vista delle comunicazioni telefoniche, nonostante a valle ci siano le antenne di diversi operatori.
Ma per ore elicottero e soccorritori non sono riusciti a rintracciarlo per quelle zone che Giovanni conosceva molto bene anche come cacciatore e amante della montagna. E quando l’elicottero ha desistito, al calar della luce, decine di persone si sono attrezzate alla meglio – chi con la jeep, chi con una Panda 4×4, chi con una Cinquecento – per affiancare avanti e indietro dal paese alla montagna i soccorritori, con quella forza unica, un misto di solidarietà e spirito di corpo che caratterizza da sempre la gente di montagna.
Anche il fratello Domenico e il nipote Pietro si sono attivati per cercare l’autista. Poi, alle 21, al gruppo di familiari, amici e conoscenti che aspettavano giù, a Valle Mara, all’ingresso conosciuto dai più come la strada per le grotte di Vaccamorta, la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: Giovanni non ce l’ha fatta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggi a Tornimparte i funerali di Tìberi
(Dal sito: http://www.ilcentro.it)
L’abbraccio del paese all’uomo rimasto schiacciato dal suo trattore nel bosco Gli amici: «Sempre attivo nelle iniziative del paese, lascia un grande vuoto».
di Marianna Gianforte – 08 luglio 2014
TORNIMPARTE. Un intero paese in lutto e sotto shock per la morte di Giovanni Tìberi, l’autista 55enne dell’Ama (Azienda per la mobilità aquilana). L’uomo, molto conosciuto non soltanto nel suo paese d’origine, è rimasto schiacciato sotto al peso del suo trattore carico di legna in un tratto di montagna ripido a Tornimparte, in località Cerasolo.
Da tutti era conoscuto come Giovanni «de Tiberò», un soprannome che stava a indicare il padre Pietro da cui aveva ripreso la stazza e la bontà, unite a una grande generosità. Il padre Pietro fu un combattente in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, dalla quale tornò, superstite, salvando anche due alpini tornimpartesi.
Era un tipo d’altri tempi, Giovanni, cordiale e sempre calmo, appassionato cacciatore, amante della montagna e delle tradizioni popolari del suo comprensorio. «Una delle colonne portanti del rito millenario del Calenne», come ricorda uno degli organizzatori della manifestazione annuale dell’Albero del Maggio a Tornimparte.
Ed era una colonna portante non solo metaforicamente, grazie alla sua capacità di fare squadra dovuta al carattere buono, affabile. Ma anche fisicamente, per la sua corporatura robusta che ne faceva un punto di riferimento nelle iniziative in paese.
«Aveva la forza di alzarlo con le sue braccia il trattore che invece lo ha portato via», racconta Vincenzo, un suo compaesano, riferendosi alla forza fisica dell’autista rimasto ucciso domenica scorsa nel bosco di San Giovanni, sulle montagne di Tornimparte, dov’era andato a cercare qualche quintale di legna. Il mezzo che lo ha intrappolato non è ancora stato recuperato dai vigili del fuoco a causa della difficoltà di raggiungere il luogo impervio in cui si è ribaltato.
Ora il paese si prepara a dargli l’addio – i funerali verranno celebrati oggi alle 17 nella chiesa parrocchiale di San Panfilo, a Villagrande – stringendosi intanto intorno alla famiglia, alla moglie Cristina, alle figlie Claudia ed Elena, al fratello Domenico e al nipote Pietro.
«Ma è difficile sopportare la scomparsa di un valido volontario, di una persona sempre attiva nelle attività della Pro loco», spiega Domenico Fusari, presidente della Pro loco di Tornimparte. «Tutto il paese è sgomento, da Capo La Villa (la frazione di cui Giovanni Tiberi era originario, ndr) a quella di Rocca Santo Stefano. Una persona che collaborava al massimo», prosegue Fusari, «e un padre esemplare. Non ho mai sentito dire una parola fuori posto. Una di quelle persone di cui non ci si può dimenticare».
A ricordare la scomparsa dell’autista, attraverso un volantino, anche l’Associazione culturale «Fonte Vecchia» di cui Giovanni era membro. «Lo aspettavo domenica per l’ora di pranzo, e invece mi sono ritrovato a cercarlo per i boschi di Cerasolo», racconta uno dei sui amici più stretti, ancora molto provato per la tragica esperienza. «La sua è stata una fine che nessuno si sarebbe aspettato, ma forse è andato incontro al suo ineluttabile destino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA